BROTOS

Marzo 27, 2021

I miti sulla morte sono tanti quante sono le culture, le religioni e le superstizioni. Per alcuni è un prezioso alleato, per altri è un potente nemico, per altri ancora è un argomento tabù. La mia esperienza con la morte inizia nei cimiteri, luoghi fisici in cui tutti, a prescindere dai meriti o dai demeriti, dal credo o dal non credo, dai successi o dagli insuccessi, dalla classe sociale, dalla cultura e dal territorio, finiremo. Dal punto di vista corporeo, la morte annulla tutto ciò che l’uomo ha guadagnato o perso in vita. Heidegger diceva che trascorriamo la vita a cercare un senso per poi morire. La morte è una livella, diceva Totò, per essa, «il più grande conquistaore di mondi, o il più imbarazzante degli ubriaconi, hanno lo stesso valore» J.P. Sartre. 

“Da sempre mi piace passeggiare nei cimiteri, da solo. Le necropoli sono una costante nei miei viaggi, in cui osservo le tombe più antiche, le fotografie più bizzarre, le decorazioni più scenografiche. I cimiteri mi hanno lasciato in eredità molti spunti di riflessione, momenti di relax e qualche sorriso.” Viaggi Bianchi. 

La morte, per l’uomo, è quell’evento naturale da cui discendono tutte le aspirazioni e le conoscenze, mentre per la natura la morte è quell’evento naturale che la preserva. Dovrebbe essere l’argomento più importante di ogni altro, ma, non per tutti i popoli ha lo stesso valore. Il significato che diamo alla morte è, in ultima analisi, il significato che diamo alla vita.

Per la natura, inteso come tutto il conosciuto, dalla più piccola particella al più grande dei pianeti, le sorti dell’individuo le sono del tutto indifferenti, per essa, l’uomo non ha alcuna rilevanza[i].

Questa cosa è per l’uomo inaccettabile, proprio non riesce a considerare che la propria esistenza, da un punto di vista globale, come specie, non è importante. L’importanza, il senso, il valore, sono dei coefficienti sociali che a livello individuale trovano una qualche applicacazione, ma che alla fine non eviteranno l’evento degli eventi. Eppure, il grande limite, se assunto come incoscio collettivo (Jung) avrebbe una grande funzione, quello di godere dei pochi giorni concessi su questo pianeta, con amore e alleggrezza. 

[i] Goethe, Meditazione sulla natura

Conoscere se stessi e realizzare la propria missione, aggiungerei nel “qui ed ora” è l’unica certezza. Di cosa c’è bisogno per godere della vita? bisogna informarsi? occorre studiare? forse una maggiore istruzione? niente di tutto questo. Per essere nel mondo oggi ci vuole una sola cosa: il coraggio. 

Coraggio di vivere secondo la propria vocazione. 

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