My Religion

Aprile 2, 2020

Ho sempre organizzato la visita alle comunità “primarie” (quasi per niente contaminate dalle culture straniere) in maniera metodica avendo chiare da subito le finalità. L’esperienza nell’insieme doveva prevedere non solo lo spostamento, il vitto e l’alloggio insieme alle comunità locali, ma anche la condivisione di alcune esperienze sociali importanti come ad esempio l’incursione nei luoghi di insegnamento nei momenti di attività, e nei luoghi di aggregazione come i mercati, i cimiteri e dove si pratica lo sport. La visita normalmente comprende anche la partecipazione a riti funebri o matrimoniali (quando si crea la possibilità) e la partecipazione ai riti religiosi.

L’esperienza religiosa che più ha stimolato la mia curiosità è stata indubbiamente quella che ho vissuto in un ashram alle porte di Nuova Delhi (India). Questo ashram si sviluppa su un’area sacra, condivisa da religiosi di ogni dove. Sono state erette diverse strutture di cui alcune facilmente riconoscibili – come la moschea e il tempio dedicato a Shiva – altre a me sconosciute. Ho contato 18 luoghi di culto, ma nel caos generale non escludo che ve ne fossero altre.

Mentre curiosavo in giro, individuai l’ingresso della moschea e mentre cercavo di farmi strada per conquistare l’ingresso ed entrare, mi accorsi che la calca era dovuta al momento particolare della giornata: era l’ora della preghiera. Non appena mi resi conto che stavo calpestando i tappeti “personali” dei ragazzi pronti alla preghiera, mi chinai immediatamente per togliermi le scarpe e liberare la zona, quando un ragazzo mi afferrò per il braccio e mi fece spazio sul suo tappeto invitandomi a condividere lo spazio con lui. Fu cosi che mi ritrovai in pochi istanti piegato col viso sul pavimento, a eseguire istintivamente quei gesti dettati da una voce al microfono proveniente dall’interno della moschea: “Allah Akbar”! Un po’ per curiosità, un po’ per timore di mancare di rispetto al mio vicino, seguii i movimenti come tutti gli altri, in silenzio. Mi lasciai andare e alla fine imitai i piegamenti, seppur non ne comprendessi il significato, nella consapevolezza che stavo condividendo un momento di preghiera. A quel punto lo feci con gioia. Al termine della preghiera, il ragazzo mi sorrise e mi ringraziò per aver vissuto con lui quel momento e parimenti fecero i vicini di tappeto.

musulmani all’interno del ashram, a sinistra la moschea, difronte tempio induista

L’ashram era pieno di fedeli di ogni tipo. Era il pomeriggio verso l’ora del crepuscolo ed erano in corso diversi riti, alcuni veramente bizzarri per me. In un cortile, ad esempio, c’erano una trentina di ragazze, tutte vestite di bianco, con a capo una ragazza che, quasi in preda ad allucinazioni, si dimenava scapigliata urlando frasi che le seguaci ripetevano. In un altro angolo c’era una sorta di baracca con all’interno un guru a cui si rivolgevano famiglie con bambini offrendo in dono della frutta per ricevere in cambio un fiore. Tutto l’ashram era un brulicare di riti, colori, odori forti.

Una considerazione vorrei farla. Dopo aver assistito, a volte anche partecipato, a riti di 9 religioni in 4 continenti, penso che una cosa sia tentare di capire il credo di una cultura diversa praticato in Italia oppure visto in tv, tutt’altra cosa sia toccarlo con mano nei paesi di appartenenza, nei contesti culturali dove i riti sono radicati.  Penso che si possa comprendere una fede solo calandosi in quei contesti, non credo si possa giudicare dall’esterno un rito come “strano” se prima non si conosce quella cultura.

metodisti pregano in coro (USA)
purificazione fiume Gange (India)
una chiesa Ortodossa, dentro una chiesa più grande costruita intorno (Ucraina)
tempio buddista millenario (Cambogia)

Una curiosità: tra tutti i riti a cui ho partecipato, quello più bello, energico e gioioso in assoluto per me, è stato un rito celebrato all’ora di pranzo in un complesso religioso scolastico (krishna) in cui alcuni monaci suonavano e dispensavano incensi, fiori e parole a me sconosciute; i partecipanti condividevano il momento di gioia cantando e danzando.

Krishna

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