IT’S CORONA TIME

Marzo 26, 2020
Uno scorcio di Manhattan.
Questo quariere di New York rappresenta il tentativo dell’uomo di affermarsi su questo pianeta.

In questi giorni di quarantena (marzo 2020) la mia mente torna ad alcuni luoghi “primari” che ho avuto la fortuna di visitare e dove un giorno spero di ritornare. Mi tornano in mente perché questo periodo in cui la specie umana in alcuni luoghi del pianeta si è quasi fermata del tutto, la natura in brevissimo tempo si è ripresa molti spazi. Penso alle acque della laguna veneziana che in poco tempo sono tornate limpide, penso ai delfini che stanno popolando i porti di molte città italiane, ai pesci nei fiumi delle grandi città e agli uccelli nei parchi urbani che iniziano a riprendersi alcune di queste zone da cui erano fuggiti. Il cielo limpido di alcune aree industriali che normalmente è grigio. Penso anche al silenzio. Tutto questo mi fa tornare alla mente la visita nella zona di esclusione di Chernobyl dove la prima e più potente immagine che mi torna alla mente sono gli alberi che si sono ripresi gli spazi prima cementificati.

Una giostra abbandonata a Pripyat pian piano viene risucchiata dalla natura.
(Ucrania)

Penso all’equilibrio delle cose, o meglio, naturale, che non è affatto un “bilancino”, spesso è crudele, perché l’equilibro naturale non è l’equilibrio pensato, studiato, cercato dall’uomo moderno. Un equilibro che oggi l’uomo moderno dovrebbe riconsiderare per quello che è. Grazie a questa sofferenza potrebbe ad esempio chiedersi come mai si soffre? Sarà davvero perché chiuso in casa per qualche giorno? Ricordo Nelson Mandela che faceva un’ora di corsa al giorno sul posto, nella sua cella, e ricordo chi in prigione ha scoperto la sua vocazione e si è liberato dalle catene del destino.

Eppure, la libertà è uno stato d’animo. Una scelta. (Ecuador)

In questi momenti di quarantena penso anche al fallimento delle organizzazioni tutte, perché ad entrare in crisi non sono le organizzazioni ma le persone che la compongono, intasate da mille inutili informazioni e stress emotivi di ogni tipo che vanificano le strutture organizzare come la politica.

Riconsidero, non perché ne avessi bisogno, la religione, la filosofia, l’educazione all’amore, all’empatia. Adesso, chiusi in casa, chi più chi meno, a cosa servono le mille e duemila informazioni fin qui acquisite? Cosa salverà l’individuo da se stesso? I titoli? I soldi? La bella casa? La grande macchina?  Il super computer? io sarei propenso a riconsiderare l’ozio (nel senso romano del termine: riflettere, allo scopo di prendere decisioni funzionali alla vita), quelle materie come la filosofia e la religione che fino a ieri “non serve per pagare la bolletta”, ma che oggi serve per salvare la vita.

Buddisti pregano sotto l’albero dell’illuninazione (India)

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