Il tempo e la memoria

Gennaio 23, 2020

Il primo esperimento atomico su una città abitata, in occidente è diventato un racconto come tanti, lontano nel tempo e nei chilometri. Le storie appaiono sempre più sbiadite, le immagini sempre più offuscate, qualcuno comincia a dubitare che sia realmente accaduto. Come per la Shoah, con il trascorrere del tempo, presi da mille quotidianità, ci sono storie che si tende a dimenticare e a volte a dubitare che siano mai esistite.


Mi son sempre chiesto qual è il valore della storia e quale l’utilità delle storie individuali di sofferenza; perché ad esempio dovrei interessarmi ad eventi accaduti a migliaia di chilometri. Le storie del primo esperimento atomico su una popolazione sono storie di sofferenza anzitutto, le storie degli orrori vissuti da quanti si aggiravano per la città dopo l’esplosione camminando come fantasmi con le braccia in avanti mentre il grasso delle carni colava sulla strada, di persone che sono morte sciolte come candele, storie di sopravvissuti scacciati dagli abitanti dei paesi limitrofi come appestati perché infetti nel corpo e nello spirito.

Hiroshima è solo una delle tante, troppe, storie che non vogliamo conoscere, come se fosse un parente scomodo che all’inizio eviti, poi nel tempo dimentichi. Eppure, c’è un filo invisibile che lega questi grandi avvenimenti con ognuno di noi, così come un disastro naturale si ripercuote su tutto il pianeta, anche se apparentemente sembra che non sia cambiato niente nel resto del mondo, così i drammi causati dall’uomo hanno cambiato a continuano a cambiare la vita di tutta la specie umana anche laddove sembra che la faccenda non li tocchi.

Non si tratta di conoscere tutte le storie di tutti gli avvenimenti, quanto di porsi una domanda. Un saggio una volta disse: “se vuoi essere felice devi pregare per la felicità delle persone ai 4 angoli del paese”. Allo stesso modo ignorare certe storie equivale a non prendersi cura delle proprie ferite.

Il motivo per il quale è essenziale disporre del tempo per approfondire il significato umanistico di questi eventi, risiede nel fatto che per ogni genocidio, aggressione, guerra o dramma in genere, corrispondono grandi storie di cambiamento e di coraggio. Proprio dai luoghi più terribili del pianeta sono emersi con ritrovata luce le forze della speranza e della dignità, fondamenta di un essere umano che dovrebbe, ritengo, interessarsi a questo apparente paradosso perché esso è l’agente di cambiamento che possiamo attivare nella profondità della nostra vita e ribaltare una situazione di grande sofferenza in una di grande gioia.

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