La famiglia

Gennaio 9, 2020
Una “famiglia” incontrata sui vulcani andini. Il villaggio non ha luoghi di aggregazione, per tanto si sono formati dei nuclei familiari simili ai nostri occidentali, composti da genitori e figli

La visita in alcuni villaggi “primari” mi ha restituito diversi concetti filosofici illuminati dalla luce della diversità. Ampliando l’orizzonte del significato profondo che alcune parole possono assumere, mi sono reso conto che, persi probabilmente in sterili discussioni sulla composizione della famiglia tradizionale, abbiamo perso di vista il vero significato della parola famiglia.

Villaggio in palafitte sul Mekong

Etimologicamente il termine fa riferimento ad individui, su questo si basa l’attuale legislazione, ma la sua etimologia, azzarderei dire che è incompleta. Con un pizzico di audacia e follia oserei addirittura dire che la sua definizione è superata. Dalla visita nei villaggi più incontaminati del Rwanda, della Cambogia, della foresta Amazzonica e dell’India, contesti in cui il villaggio, l’educazione, la religione, l’integrazione e appunto la famiglia, assumono connotati molto differenti, emerge con chiarezza che alcune parole che in Europa alludono a certezze sociali, a status, in realtà non sono altro che un punto di vista. Cambiando il contesto socioculturale, la stessa parola cambia di significato o non esiste affatto.

Fattoria di cani nell’entroterra dell’Alaska.

Come spesso scherzosamente si dice sulla Puglia che non è una regione ma è uno stato d’animo, con tono meno scherzoso potremmo ben dire che “la famiglia è uno stato d’animo“, è una scelta. Questo, per me, emerge chiaramente dalla mia esperienza di viaggiatore indipendente e solitario, modalità che mi ha consentito di vivere alcune realtà in cui il significato della parola famiglia assume connotati molto ampi. La famiglia spesso non è composta da un ordine precostituito. Cosi come la casa che è il luogo in cui ci si sente protetti e accolti, la famiglia non è fatta di persone, ma da una sensazione. Nei villaggi di antica tradizione delle realtà culturalmente più lontane, ho visto come la famiglia è costituita da quello che per noi è un villaggio, ovvero una comunità, un insieme di famiglie, invece qui i bambini sono realmente i figli di tutti. Ho visto come quello che noi individuiamo come nucleo familiare, è composto anche da animali e le piante (non il gatto o il cane, ma la flora e la fauna, anche qui la natura è intesa non sotto forma di specie o razze ma di stato d’animo). In altri contesti ancora ho scoperto come il concetto di famiglia invece è più legato a persone che si sceglie di far entrare nella propria cerchia di fiducia, non necessariamente persone con legami di sangue, e non necessariamente ne fanno parte le persone in linea di successione come i genitori. Altre volte, semplicemente non esiste la parola famiglia, sostituita da altri termini che alludono ad altre modalità di condivisione.

Un abitazione in terra e sterco ben rifinita in Africa

Ho visto come i villaggi stessi possono avere dei luoghi di aggregazione divisi per esigenze, o non averne affatto. (Sono stato ad esempio in un villaggio montano dove ogni casa dista 300 metri circa dall’altra, non c’è una piazza, mercato o luogo di insegnamento condiviso). In contesti socioculturali diversi, ci possono essere stili di vita e sociali molto diversi, il problema nasce unicamente dal fatto che non riusciamo ad accettare il fatto che una cosa per noi certa, per altri può essere incerta o non esistere per niente. Ciò che per noi non è concepibile, non è accettabile. Il giudizio superficiale e la paura sono gli ingredienti dell’odio, che a sua volta non tiene conto delle forme e delle parole date dall’uomo insicuro bisognoso di contenitori e regole entro le quali sentirsi al sicuro.

Un abitazione in foglie e legno a 4000 metri di altezza

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