Incontro con lo Shamano (Amazzonia 2019)

Dicembre 19, 2019
Lo Shamano in veste di guaritore


La visita al villaggio Incas nella riserva Cubayeno (foresta amazzonica ecuadoregna) è stata molto interessante soprattutto per l’incontro con lo Shamano in veste di “dottore” per l’occasione. L’incontro, favorito dalle associazioni locali e dal Governo ecuadoregno nell’ambito di un progetto per la preservazione e valorizzazione della cultura, è stato incentrato sui temi della medicina tradizionale.
In una zona neutra del villaggio appositamente allestita (sempre per preservare la comunità il più possibile dalle contaminazioni esterne) lo Shamano ha illustrato il suo percorso di iniziazione, il suo ruolo all’interno della comunità e le modalità secondo le quali si svolge il suo ruolo di guaritore. Oltre alle spiegazioni riguardo l’utilizzo di alcune erbe e i relativi riti di guarigione, ho trovato particolarmente interessante il punto di vista sulla metodologia adoperata per le diagnosi. Un medico in occidente – spiegava – utilizza degli artifizi (strumenti) per stilare una diagnosi che utilizzerà poi per curare il sintomo che ha diagnosticato, probabilmente con un altro artifizio, una “pillola”. Lo Shamano invece fa un lavoro meramente energetico, utilizza le mani e le erbe, individuando la causa del problema e facendo un lavoro più di tipo spirituale (il suo argomentare non mirava a costruire un paragone che sminuisse la medicina occidentale; il suo obiettivo era semplicemente quello di farmi capire le differenze di metodo).

La liana, da cui si ricava “lo spirito della giungla”, tra le altre cose è un potente allucinogeno

Le spiegazioni mi sono sembrate molto “oneste”: quello che noi in Occidente conosciamo con il nome di Reiki o Pranoterapia o Shiatsu o ancora Omeopatia o – in maniera riduttiva e forse denigratoria – Suggestione (termini adoperati per individuare la manifestazione pratica di un’azione o una forza) è ciò che lo shamano mette in pratica senza conoscerne l’evoluzione commerciale. Ho trovato molto interessante il fatto che la sua “medicina” su di un essere umano occidentale normalmente non funziona, perché – lui spiegava – noi non ci crediamo. Abbiamo bisogno di “contenitori” appositi che ci permettano di credere. Noi attribuiamo il potere di guarigione ad una pillola, fatta in una fabbrica, o ad un dottore, cui riconosciamo un potere dato dalla conoscenza; abbiamo bisogno di un “contenitore”, un ruolo, una confezione comprata da una farmacia a cui attribuiamo potere di guarigione (e neanche sempre: ricordate quando le prime parafarmacie andavano deserte perché una confezione presa in quel tipo di contenitore non aveva la stessa valenza della confezione similare ma con diverso packaging presa in farmacia?). Nel villaggio il potere di guarigione è attribuito a lui, che non ha un titolo se non quello ereditato. La sua medicina è quella che gli fornisce la giungla: lui utilizza liane, cortecce e animali.

Un distillato di corteccia di albero. Un potente energetico.

Dal mio punto di vista, avendo in passato visitato altre comunità “primarie”, ho trovato nelle parole dello Shamano molta saggezza. Parlo di un tipo di saggezza che non deriva né dalla conoscenza, né dall’esperienza, né dalla scienza; forme di conoscenza, queste, che ritengo essere “strutture” inventate dall’uomo insicuro a sfavore di una saggezza più profonda, che si trova dentro la nostra vita e che è lì da sempre e a cui chiunque può accedere con lo strumento della conoscenza personale, della filosofia e della religione “intime”. Parole, queste, che non suoneranno nuove a quanti hanno studiato Platone il quale affermava che la saggezza è reminiscenza.

Con l’ortica selvatica, un potente antinfiammatorio

Lo shamano nella comunità svolge anche altri ruoli: si occupa, ad esempio, dei matrimoni e dei funerali, dell’insegnamento e altre funzioni che gli vengono attribuite per discendenza. Perché non si diventa Shamani; Shamani si nasce.

Una cosa che lo aiuta molto è lo spirito della giungla, ovvero un estratto di liana, un potente allucinogeno.

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