Hiroshima, la guerra dentro

Agosto 1, 2019
correva l’anno 2005

La visita sui luoghi della memoria (articolo del 26/07/2018) si estese ad alcuni edifici significativi, in particolare ebbi l’occasione di visitare un grande centro buddista dove mi recai di buon mattino per condividere un momento di preghiera per la pace nel mondo. Questo centro è stato il luogo in cui ho incontrato il giornalista che mi avrebbe successivamente accompagnato sui luoghi della memoria e con cui ho condiviso diversi momenti di riflessione in uno scambio di idee ed esperienze sulla vita e la morte.

All’ingresso del centro internazionale per la pace di Hiroshima
Visitando il centro

Dopo aver visitato i memoriali ci sono stati dei momenti di confronto con i giapponesi che mi accompagnavano in quelle giornate di approfondimento, ricordo con grande gioia anche un pic nic a bordo fiume di Domenica in cui condividemmo cibi tipici giapponesi. In uno dei momenti di dialogo durante questa scampagnata, emerse dentro di me una strana sensazione, come di insoddisfazione per quello che avevo visto e sentito, forse l’aspettativa, o forse non avevo trovato risposta a qualche domanda più profonda che, rimasta insoddisfatta, serpeggiava in me sotto forma di delusione…

Fu quella l’occasione per fare una domanda, anche un po’ provocatoria, su cosa loro fanno di concreto oggi per la pace nel mondo, visto che proprio loro hanno subito quello che è stato poi l’unico attacco atomico (dichiarato) della storia. Il giornalista, avendo probabilmente capito a questo punto che non sarei tornato a casa senza “un compito” da svolgere, mi rispose che “concretamente oggi fare la pace nel mondo, è risolvere i conflitti nella propria vita e nelle proprie famiglie” …

In metro direzione museo della pace

to be continued …

You Might Also Like