Ashram in India

Luglio 3, 2019
Una Moschea e un Tempio Induista, uno accanto all’altro all’interno dell’Asharm.

Un’esperienza da fare in India è trascorrere una giornata in un Ashram.

Luogo di culto, centro energetico e di aggregazione, gli Ashram indiani possono essere di varia natura e si differenziano a seconda della loro destinazione. Possono essere dedicati ad un culto in particolare, agli eremiti, o come nel mio caso, dedicato al culto di svariate religioni. Un terreno sacro su cui sorgono templi e luoghi di culto di varie correnti religione che utilizzano gli spazi in modo organizzato, con aree comuni di passaggio e zone dedicate agli edifici di culto.

In uno scorcio nascosto dell’Asharam, alcune tombe, che fungono anche da dormitorio.

Addentrandomi nelle stradine di questo quartiere periferico alle porte di Nuova Delhi, sorto attorno all’Ashram in un tempo in cui la zona era interamente boschiva, una cosa che ho trovato da subito interessante prima ancora di entrare in terra sacra, era la promiscuità molto colorita che si mescolava in una danza di convivenza armoniosa impossibile da immaginare in uno stato occidentale. Dialogando con un indiano che serviva caffè ai margini di uno degli ingressi, parlando di promisquità, non riuscivo a trovare un termine a lui comprensibile per le parole “tolleranza “e “integrazione”, salvo poi scoprire che la difficoltà non era linguistica, ma perchè non erano parole utilizzate, specie in quel contesto.

Una sala dedicata al culto Buddista.

Una delle tane scene interessanti che mi vengono in mente ripensando alla giornata trascorsa, è stato vedere l’induista, vegetariano e veneratore di una serie di animali tra cui la vacca, passare davanti alla macelleria musulmana che esponeva porzioni di mucche per la vendita, senza contestare o borbottare; così come il musulmano non rimbrottava nel vedere donne con i capelli scoperti. Non esisteva il concetto di proselitismo, nessuno doveva convertire nessuno, perché a nessuno interessava dover convertire al proprio credo altre persone, cosi come nessuno si sognerebbe mai di rinnegare la propria religione. Il problema dell’integrazione, del proselitismo o della tolleranza, non esistevano, semplicemente ognuno si faceva i cosi detti affari propri.

Una divinità nel tempio Hare Krishna

Una cosa meravigliosa visto il contesto assolutamente ed incredibilmente diversificato. Anche io sono stato accolto molto bene, ho partecipato ed assistito a diversi riti, uniche regole se fossi voluto restare, per altro regola comune a tutti, sarebbero state di lasciare le scarpe al di fuori della terra sacra, e non farsi selfie.

In un angolo una ragazza danzava in modo scomposto, sembrava indemoniata… in effetti era posseduta da una divinità che tramide lei parlava alle ragazze vergini in cerca di marito che erano li in cerchio ad ascoltare…

Potrei raccontare per ore di tutto quello che ho visto e sentito, ma l’unica cosa veramente importante, per me, è stato riconsiderare i termini di tollerenza e di intergrazione, laddove in un groviglio di culture e credi, nessuno conosceva il significato di due parole inventate da chi non sa accogliere le differenze, da chi deve avere il controllo, conoscere la verità.

to be continued…

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