Viaggio “fai da te”, cose da sapere…

Maggio 8, 2019

Due delle sei priorità da tenere a mente quando si organizza un viaggio in solitaria in una zona poco battuta sono: – un’adeguata preparazione fisica – il giusto equipaggiamento tecnico. “Sbagliando si impara” disse qualcuno, tuttavia in molti casi invece “sbagliando si sbaglia”, senza se e senza ma. Il motivo è che a volte uno “sbaglio” può essere l’ultimo, per tanto, è meglio mettersi nell’ottica di non sbagliare. Certamente la perfezione non riguarda noi esseri umani e faremo certamente degli errori, ma il fatto di essere premurosi e di pensare ai dettagli, ci consente di avere quel livello di attenzione e fortuna necessarie per evitare grossi guai, come spesso accade a chi invece è superficiale.

Il bastone, fondamentale per scendere nella foresta pluviale
Le mie scarpe non adeguate (rifiutai anche gli stivali per via della misura) mi hanno causato diverse scivolate all’indietro, pericolose sia per i possibili urti alla testa, sia per il ritrovarsi con le mani a terra tra le formiche carnivori.

Nei miei viaggi ho dovuto considerare molte varianti, a volte ho sottovalutato o non ho avuto voglia di preparami adeguatamente, altre volte sono stato pronto ed attento. Ci sono modi e modi di viaggiare, il viaggio “fai da te” in solitaria, specialmente se prevede visite in territori poco battuti, è una modalità che richiede anche un alto grado di adattamento alle condizioni ambientali. Ricordo sempre con piacere alcune escursioni, non proprio ortodosse quanto alla sicurezza, che mi sono goduto proprio perché adeguatamente preparate, ed altre che mi hanno inceve creato non poche ansie perché sottovalutate.

Gli spostamenti in Tuk Tuk, o motorette, o piccole imbarcazioni, o taxi collettivi, non consentono di portarsi la valigia, lo zaino è indubbiamente il bagaglio giusto.

Un momento di difficoltà ad esempio, l’ho avuto quanto ho visitato alcuni scorci di natura incontaminata in Africa alla ricerca di animali rari con l’ausilio della guida locale. In quelle occasioni ho avuto due tipi di problemi, uno legato alla non adeguata preparazione fisica, perché dovendo risalire la foresta pluviale o salendo sulle cime ripide di un isolotto, il mio sovrappeso di quell’anno si è fatto sentire tutto, con problemi di fiato e battito, che unitamente ad un abbigliamento non consono, come ad esempio le scarpette ginniche al posto delle calzature da trekking, causa di pericolosi scivoloni all’indietro, ho rimpianto il fatto di non essere stato attendo nella preparazione, perché in un contesto di isolamento assoluto, nel mezzo della natura più inaccessibile, anche una semplice storta, per non parlare di un eventuale malore, sarebbe potuto diventare molto grave.

Oltre i vaccini e le profilassi, l’abbigliamento è da valutare a seconda della zona e della stagione, a volte un semplice copricapo può fare la differenza.

Sono da considerare sempre le condizioni climatiche, il tipo di viaggio e gli spostamenti (ad esempio, se si opta per spostarsi con i mezzi locali bisognerà viaggiare con il solo zaino), oltre ovviamente alle profilassi necessarie anche dove non obbligatorie, sono da considerare elementi che possono cambiare il corso di un viaggio, come ad esempio abiti leggeri bianchi, compresi calzini bianchi e berretti parasole bianchi, tutti adeguatamente trattati prima della partenza, per le zone tropicali in periodo di monsoni.

to be continued

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