Indian Food (India del nord)

Gennaio 23, 2019
Una bancarella di un mercatino appena fuori città

Viaggiare in modo indipendente, comporta il doversi confrontare con i propri limiti, che a volte è divertente, altre è stressante. Una cosa che mi diverte sperimentare, spingendomi oltre le  mie abitudini, è il cibo. In India, devo dire che al di fuori delle città dove si può sempre trovare qualcosa di appagante, nelle periferie o nelle province più remote è dove mi sono messo alla prova, specie nelle comunità locali più tradizionali, lontane dai grossi centri abitati,  dove ho mangiato benissimo e vissuto una vera e propria esperienza sensoriale tra colori, profumi e sapori, anche se con qualche problemino di stomaco.

Un gruppo di donne pranza dopo la preghiera del mattino sulle scalinate sacre ai margini del fiume Gange, città di Varanasi

Dopo il primo impatto con l’India, a Varanasi, città delirante in cui optai per dormire in un edificio fronte Gange (il fiume sacro induista), già dal giorno del mio arrivo, mi ritrovai inspiegabilmente con lo stomaco chiuso; quando mi svegliavo al mattino sorseggiavo l’acqua dalla mia bottiglietta chiusa, acqua con cui mi lavavo anche i denti, e “tiravo dritto” fino a sera senza avvertire la minima fame. La sera invece mi recavo in un ristorante del centro storico che mi avevano consigliato, in cui con l’equivalente di un euro e venti centesimi cenavo abbondantemente, anche se dopo dovevo chiudermi per un po’ nel bagno comune a turca, posto nell’androne del palazzo che mi ospitava…

bevande calde in un mercato di Agra

Dopo questo primo impatto, fatto di pochezza igienica che mi ha azzerato l’appetito, devo dire che il mio viaggio è proseguito tra esperienze culinarie diverse e positive, specialmente nei mercatini locali (ci sono due tipi di mercatini, quelli con i prezzi esposti, accessibili ai turisti, con bancarelle fornite di merce contraffatta, souvenir, street food occidentale, e quelli non facilmente accessibili per la loro posizione che si riconoscono dal fatto che non hanno i prezzi esposti, ed in cui le guide non portano i turisti, che sono completamente diversi per merce in vendita, per cibo, che è solo indiano, e prezzi assai ridotti). Ricordo ancora i forti odori di un mercatino in provincia BodhGaya (India del nord est) in cui ho piacevolmente ed abbondantemente pranzato seduto su di una cassa di birra indiana in plasica blu, con un piatto tipico composto da alcune chapati (pane indiano non lievitato) stese al momento e cotte su di una pietra scura, e poi servita su di un foglio di giornale, che fungeva anche da tovagliolo, con alcune salsine servite in un piatto di legno, di colori diversi, vegetariane, al costo complessivo di 20 centesimi di euro… gli ho lasciato due euro (in moneta locale) .

cibaglie in un mercato serale di BodhGaya

Un’altra cosa che mi è molto piaciuta, è stata una bevanda, una sorta di caffè servito in una baracca in argilla e lamiera, in cui su un grosso fuoco veniva cotta questa bevanda scura sul ciglio di una strada fuori paese. La particolarità è che veniva servita in un bicchierino in terra cotta, delle dimensioni di un nostro bicchiere da caffè in plastica, che una volta utilizzato si gettava per terra su un mucchio di cocci, formatosi dal mattino dagli altri bicchierini, quindi monouso, che però a fine giornata venivano raccolti, messi a cuocere e poi sistemati negli stampi per diventare nuovamente bicchierini da utilizzare il giorno dopo …

Lavarsi i denti nell’androne del palazzo, unico lavandino sul piano

continua…

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