Schindler Factory (Polonia)

Gennaio 10, 2019
Schindler Factory Museum

Quando decisi di visitare la Polonia, l’obbiettivo principale fu quello di approfondire il significato del valore della dignità umana, attraverso la visita dei luoghi in cui questo valore era stato maggiormente dissacrato, come prigioni, musei, luoghi significativi e naturalmente i campi di concentramento. Inoltre la visita prevedeva lo scambio di esperienze con i volontari reduci e con le associazioni locali.  In particolare l’itinerario prevedeva la visita di quattro città, due che furono occupate dai tedeschi e due che furono invece bombardate, con storie per tanto molto differenti tra loro.





Uno scorcio di Cracovia riproposto come ai tempi dell’occupazione Nazista

La città che indubbiamente offre più spunti di riflessione e che suggerisco di visitare è Cracovia. In particolare la fabbrica di Shindler, dove si produceva pentolame e in seguito munizioni, e che fu teatro di una storia affascinante quanto significativa, balzò agli onori della cronaca internazionale grazie al celebre film “Schindler’s List” in cui si narra di questo impreditore tedesco che salvò circa 1.100 persone dallo sterminio, con il pretesto di impiegarli nella sua fabbrica come personale necessario allo sforzo bellico. 

Una fotografia esposta al museo ritrae Schindler fra i suoi ex dipendenti.

Trasformata successivamente in un museo, la Schindler Factory Museum  è il luogo che più rende l’idea del contesto storico e sociale ai tempi dell’occupazione Nazista. Riproducendo al suo interno, con ampi itinerari tematici ed interattivi, uno spaccato realistico del clima che si respirava in quegli anni nella Polonia occupata, è un luogo quasi mistico, in cui le installazioni evocano emozioni forti e commozione. Ad esempio, una sezione che ho trovato molto interessante, è stata quella dedicata alla riproduzione dei locali privati, come bar, negozi ed uffici, così come dei mezzi pubblici o zone di uso pubblico come piazze, fontane o marciapiedi, con in evidenza i “tristemente” noti cartelli che riportavano la dicitura “questo negozio è ariano, gli ebrei non possono entrare” o i cartelli che indicavano dove gli ebrei non potevano camminare o sostare, a fronte di una discrimazione razziale ormai divenuta legge.


Un “barbiere” che riportava la scritta sulle vetrate della porta d’ingresso che i cani e gli ebrei non potevano entrare
Un tram in cui era specificato che gli ebrei potevano salire solo dalla porta posteriore e che potevano sedersi solo sui sedili in fondo al mezzo, con tanto di divisorio tra i posti anteriori riservati ai tedeschi e quelli posteriori.
spade da parata naziste

La visita in questo museo è molto intensa, specialmente dopo aver visto il film “Schindler’s List”, osservare gli oggetti personali di Oscar Shindler, ascoltare le testimonianze, entrare in quei locali perfettamente riprodotti, sfiorare i drappi nazisti esposti in pompa magna come al tempo della propaganda, insieme alle armi ed i ritratti del Fuhrer tedesco Hitler, consente, a mio avviso, di fornire al visitatore un quadro emotivo delle ingiustizie sociali a danno non solo degli ebrei polacchi, ma anche dei tedeschi con una coscienza di pace, che hanno combattuto il sistema mettendo a repentaglio la loro stessa vita.

La scrivania di Schindler nel suo ufficio
Particolare di un installazione artistica realizzata con parte del pentolame costruito dagli ebrei nella fabrica

La storia di Oscar Schindler emerge con forza da questo museo che lascia in eredità la convizione che maturare una coscienza di pace in tempo di guerra è il più grande dei poteri a cui l’uomo possa ambire rendendolo degno di questo mondo.

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