L’isola della vergogna (Alcatraz, San Francisco, USA)

Giugno 28, 2018

Braccio perimetrale della prigione di Alcatraz

Soprannominato “The Rock”, perché costruito su una roccia, l’ex supercarcere federale di Alcatraz (San Francisco) è stato il penitenziario più discusso d’America, e di cui la verità sugli avvenimenti   accaduti al suo interno non è mai stata accertata. Ufficialmente chiuso per via dei costi di gestione spropositati, il penitenziario da cui era impossibile fuggire, pare sia stato in realtà chiuso dall’amministrazione B. Kennedy per violazione dei diritti umani.

The Rock

In questo penitenziario destinato ai malviventi più pericolosi degli Stati Uniti, furono portati alcuni fra i più noti criminali di sempre come “Al Capone”, ma anche perfetti sconosciuti divenuti poi famosi per vicissitudini accadute durante il periodo di detenzione, come l’adolescente Henry Young, arrestato inizialmente per aver rubato 5 dollari con lo scopo di comprare qualcosa da mangiare alla sorellina di cui si prendeva cura dopo essere rimasti orfani. La verità su Henry Young è controversa, balzato agli onori del grande pubblico grazie al film “L’isola dell’ingiustizia” in cui Young veniva interpretato da un giovane Kevin Bacon;  

la sua storia, se pur non classificata come ufficiale, racconta delle violazioni dei diritti umani subite dai detenuti in questo carcere,  all’epoca diretto da un direttore sadico, che si avvaleva di metodi di “correzione” non ortodossi, come l’utilizzo delle “segrete” ovvero delle stanze di isolamento ricavate nella roccia, senza luce, senza servizi, umide, situate nelle fondamenta dell’edificio costruito su una grande roccia al centro dell’isola situata nella baia di San Francisco.

Nel film si racconta la storia di questo giovane, H. Young,  che ebbe il coraggio di denunciare i soprusi subiti, un po’ come per il romanzo di Sandokan, una storia in cui si narrano le avventure di un pirata (immaginario) per raccontare la storia (vera) di molti pirati, così anche per Young si vuole raccontare, tramite lui (in questo caso personaggio vero) la sofferenza inflitta ingiustamente ai detenuti.  

L’ingresso storico del penitenziario simboleggia l’ultima cosa che vedevano i prigionieri prima di entrare; protetto da cannoni e porte blindate, l’ingresso era il punto di non ritorno …

Una cosa che mi ha colpito è  stata la visita alle celle di isolamento (ufficiali), in pratica delle celle con le pareti in metallo all’interno delle quali, seppur con la porta aperta, si avverte un forte senso d’ansia per via dell’isolamento acustico e visivo, come un senso di oppressione, per la mente prima che per il corpo. Queste celle erano usate come metodo punitivo, quindi anche come deterrente, all’interno delle quali per far passare il tempo alcuni detenuti si staccavano un bottone dalla casacca e lo lanciavo in aria, cadendo in terra cercavano di ascoltare i rumori del rimbalzo per poi capire dove fosse finito e cimentarsi nella ricerca (al buio). Ritenute metodo di tortura, furono chiuse poco prima della chiusura di tutto il complesso; si calcola che l’80% di chi trascorreva molto tempo in queste celle correttive, si “addolciva” mentalmente, in pratica “ammattiva”. Queste celle non sono le segrete, ovvero dei veri e propri buchi nella roccia con un coperchio in metallo poste nella pancia del carcere, nelle sue fondamenta che sono appunto scavate nella roccia… le segrete di cui molti prigionieri e guardie carcerarie hanno poi raccontato, ufficialmente non sono mai esistite. 

 

Una cella correttiva di isolamento “ufficiale” invece il “buco” mai reso pubblico oggi non è visitabile

All’interno della cella, nonostante la porta aperta, l’ansia è data dall’isolamento acustico e luminoso

Nonostante le ingiustizie subite, Henry Young, ingiustamente imprigionato e successivamente punito, prima per un tentativo di fuga (torture corporali che lo hanno reso invalido) e poi punito anche per omicidio avvenuto all’interno del carcere (azione consequenziale al suo stato mentale dopo essere stato per un lungo periodo chiuso nudo nel “buco”) trova il coraggio di denunciare i soprusi, sapendo benissimo di andare incontro alla morte (Henry Young è stato trovato morto nella sua cella ufficialmente per una malore…). Non ha mai saputo che grazie al suo coraggio furono aperte delle inchieste, che ufficialmente non hanno riscontrato irregolarità, ma che nonostante le tesi ufficiali il carcere fù chiuso. Henry Young, a cui ho dedicato il video della mia visita che trovate sul canale YouTube di Joyful People Adventures, ci lascia una frase per riflettere: “la dignità non consente di chinare la testa”

 

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