Cremazioni sul Gange, l’impatto con Varanasi

Aprile 19, 2018

La meta principale del mio viaggio in India (2016) è stata Varanasi; la più importante città sacra del paese, perché ha dato i natali al Dio Shiva (Hindu), è anche stata la città che più mi ha scosso emotivamente.

L’obiettivo principale era assistere al rito delle cremazioni (di cui parlerò in altri articoli) per meglio comprendere questa tradizione religiosa e culturale tanto lontana dalla nostra, ma anche tanto vicina …

In questo “post” vi parlerò del contesto sociale in cui mi sono volutamente, ma inaspettatamente imbattuto: al mio arrivo ero relativamente tranquillo perché credevo, fino a quel momento, di “averle viste tutte”, ma mi sbagliavo! Giunto nel centro storico, dove per raggiungere la mia stanza fronte Gange (il fiume sacro ai cui margini sorge la città di Varanasi), ho seguito la mia guida locale, precedentemente contattata , ed ho subito capito che la mia immaginazione era stata di gran lunga superata! Camminando per i vicoli della città vecchia, ho seguito attentamente il ragazzo tra una folla di indiani vestiti in modo apparentemente approssimativo, tra negozietti arrangiati di ogni genere, scansando le vacche (sacre) che abitano il centro storico, e osservando le scimmie mentre si rincorrevano e strillavano sui tetti …. Le stesse scimmie che, la notte, prima delle 2.00, non mi hanno fatto dormire per via dei loro schiamazzi, per poi essere svegliato alle 5.00 dal santone di turno che iniziava le preghiere del mattino sul fiume. (Dormire nelle comunità locali comporta dei “disagi”)

Al mattino mi sono svegliato in un contesto assurdo fatto di odori forti, chiasso, approssimazione igienica, nessuna regola di sicurezza sociale e povertà (salvo poi scoprire che non è così) e, prima di scendere sui “ghat”, le famose scalinate che dal centro storico scendono fino dentro l’acqua del fiume,  ho voluto fare una passeggiata nei vicoli di questa città delirante, secondo i miei parametri culturali, in cui gli induisti vivono secondo la tradizione, in un caos di colori, mendicanti, commercianti, vacche, artigiani folkloristici, cicli e tuk tuk di ogni tipo… trascorsa qualche ora, ho capito che il contesto sociale era del tutto “particolare”, dove tutto ruota intorno alla religiosità,  tutto porta fisicamente e moralmente a quei ghat, a quel fiume (vi parlerò dei Ghat in un altro post)

In un momento di difficoltà, forse più per la stanchezza emotiva che fisica, non sapendo a chi chiedere un importante informazione, essendo gli  abitanti della città vecchia poco disponibili, vedendo passare un anziano musulmano, vestito con un abito bianco fino ai piedi, stirato e lavato, con la barba ordinata… con al seguito tre ragazzine, con abito lungo nero, stirato e lavato, dal quale si intravedevano solo gli occhi, ben truccati… il primo pensiero fu “oh finalmente una persona civile a cui poter chiedere un informazione”.

Ecco, con il senno di poi, questo episodio, rivissuto nella mia mente, mi ha fatto comprendere una cosa molto importante, ovvero l’importanza del contesto, che in questo caso ha ribaltato il mio giudizio su una scena che magari in Italia avrei giudicato male (un anziano signore musulmano vestito strano, con al seguito tre ragazzine vestite strane), ma che in quella città, in quel momento, ho riconosciuto culturalmente piu vicina (abiti stirati e lavati, barba colta, trucco), e mi son sentito piu sicuro.

 

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply