CONOSCI TE STESSO

Settembre 19, 2020

Conosci te stesso, era il monito di Socrate.

In un contesto “tragico”, quale il mondo greco antico, l’imperativo di ogni cittadino era quello di realizzare la propria missione. Tuttavia, la condizione socioculturale favoriva la riflessione, il ragionamento, l’introspezione. Oggi, il tessuto socioculturale non favorisce il lavoro su sé stessi, occorre una forte determinazione, sempre più difficile da trovare.

La fortuna di vivere una realtà molto sviluppata ma, allo stesso tempo, la sfortuna di vivere un contesto poco progredito, rappresenta lo specchio di questo tempo in cui l’uomo occidentale mette in scena il paradosso dei paradossi. Inoltre, dall’incontro con le comunità sottosviluppate, ma che allo stesso tempo sono molto progredite, emerge il paradosso opposto rispetto allo scenario culturale europeo. Ne vien fuori una situazione globale in cui è sempre più difficile trovare quell’equilibrio tra sviluppo e progresso che dovrebbe far riconsiderare le priorità della specie, ma che in realtà non fa altro che dilatare il tempo riportando la questione al nulla. Il tempo dell’osceno, del nichilismo, già quando Nietzsche lo introdusse per la prima volta, era in atto da molto tempo. 

Nel capitolo “Senza niente, senza rabbia” del libro Viaggi Bianchi, racconto di quando ho visto applicato il modello educativo naturale; inconsapevolmente stavo osservando il modello educativo teorizzato da Rousseau nell’Emilio. Tuttavia, questo modello è applicabile solo in un contesto naturale, quindi non in Europa. In particolare, lo scenario che mi si presentò fu da subito molto chiaro, riprendendo il pensiero di Pasolini, il luogo si presentava sottosviluppato, quanto all’evoluzione delle cose, ma allo stesso tempo molto progredito, quanto all’evoluzione delle persone.

Vedere i bambini giocare nel fango senza vestiti tra le baracche arrangiate, che allo stesso tempo non conoscevano sentimenti di competizione e di possesso, ha messo in discussione il pensiero tecnico che inevitabilmente mi abita. Il considerare lo sviluppo come unica forma di progresso, mescolando malamente le carte riguardo il significato delle parole, viene smentito dalla visita delle comunità primarie di tutto il mondo, a prescindere dalla latitudine. Il dato chiaro è che sviluppo e progresso molto difficilmente viaggiano sullo stesso piano, e lo sbilanciamento naturale che viviamo come specie, o in un senso o nell’altro, è sempre fallimentare.

 

PASSEGGIATE SILENZIOSE

Agosto 28, 2020

Ricordo come fosse stata ieri la visita al cimitero innevato di Fairbancks, piccola cittadina del centro Alaska, con le sue lapidi rese illegibili dalla neve gelata e in cui non mi è stato possibile addentrarmi, come di mia consuetudine, alla ricerca delle storie meno raccontante. Il cimitero era delineato da una rete metallica che consentiva di osservare agevolmente questo campo santo cattolico in cui l’unica cosa sontuosa era il portale che segnava l’ingresso. 

Quella mattina non c’era alcuna persona in giro per il paese, nessuna macchina transitava sulla strada ghiacciata, un silenzio mai udito prima in una zona abitata sucitò in me una forte emozione. Mentre passeggiavo il perimetro del cimitero osservando il suo interno, l’unica cosa che potevo sentire quando ero in movimento, era lo scricchilio/scalpiccio dei miei passi sulla neve ghiacciata. Mi tornò in mente il chiasso, i colori, le persone, la musica, della sera precedente quando ero in un contry pub poco distante. 

uno scorcio del country pub prima che si affollasse

Questo contrapasso, silenzio/chiasso, è stato per me fonte di riflessione, un pò come a ricordarmi che ogni tanto è bene anche fermarsi per contemplare il momento, la vita stessa, che troppo spesso ignoriamo, ricoprendo la sua voce con suoni, cibo, parole. Correndo da una parte all’altra come in una corsa ad accumulare beni, raggiungere obbiettivi, risolvere problemi, troppo spesso utilizzati per fuggire dalle nostre paure, per non vivere, perchè si sà , vivere comporta anche fatica, rischio, e spesso il modo per evitare tutto ciò è fare chiasso.

TRE ASPETTI

Giugno 19, 2020

Un aspetto che ha stimolato ulteriormente la mia curiosità verso i luoghi della memoria, è stato la loro dimensione. Non avendo che riferimenti fotografici, le dimensioni dei luoghi poi visitati mi hanno reso una prospettiva differente rispetto alla portata degli eventi stessi. Ad esempio, solo quando ho visto con i miei occhi il campo di concentramento nazista di Birkenau, che si estende a perdita d’occhio, ho capito che la tradizionale fotografia che avevo visto fino a quel momento sui libri di storia, del noto ingresso in mattoni rossi, delle baracche, dei binari, o dei forni crematori, non mi aveva reso le dimensioni reali del campo, e di riflesso le dimensioni della shoah stessa. È accaduta la stessa cosa per le infinità di memoriali ruandesi, piu di 100 sparsi per la nazione, che mi hanno restituito la reale portata del genocidio. Anche la visita alla zona di esclusione di Chernobyl, dove pensavo di visitare una città, quando invece i luoghi abbandonati erano ben 188 tra città, distretti e paesi rurali, ha cambiato la mia prospettiva.

L’ingresso di Birkenau visto dal fondo dei binari, il campo prosegue anche dietro

Un altro aspetto visivo che ha suscitato la mia curiosità, è stato osservare come siano stati utilizzati gli spazi dei musei nei memoriali. A seconda della cultura e della religione, l’allestimento del museo del campo di concentramento di Aushwitz, il museo della bomba atomica di Hiroshima, o il museo di Ground Zero, rispecchiano esattamente la cultura del luogo e il sentire dell’evento. Visitare memoriali di nazioni diverse mette in risalto aspetti culturali che hanno arricchito il mio punto di vista sulla modalità di fare memoria, in questo caso attraverso l’allestimento di musei. 

In Rwanda ci sono molti memoriali gratuiti e con guida

Un terzo aspetto che vorrei condividere con voi è una riflessione di carattere etico. Una cosa che non ho mai compreso al di fuori delle regole di mercato, quindi commerciali, è il prezzo per visitare un luogo della memoria. Un memoriale non è un museo qualunque, tecnicamente è un cimitero, i musei raccontano di avvenimenti eccezionali che riguardano comunità che vanno oltre la nazione che ne allestisce uno. In alcuni memoriali ho trovato un vero e proprio commercio che parte dalla città in cui in ogni angolo vengono offerti tour turistici con tanto di gadget, altre volte per la visita dei musei ho pagato dei prezzi assolutamente spropositati, altre ancora pacchetti completi di pranzo e servizi aggiuntivi. L’incongruenza che vede il tabù di parlare di alcuni genocidi da un lato, ma il commercio sfrenato dall’altro, mi ha posto seri dubbi sulla serietà e le buone intenzioni.

Accade anche a Chernobyl che alcune cose vengano manipolate per favorire le fotografie

EMOZIONE E VERITA´

Giugno 11, 2020

Ci si sente sempre piccoli dinanzi alla Freedom Tower, cosi come nel visitare il museo della memoria del Ground Zero più noto dell’epoca moderna in occidente. Spesso i memoriali vengono teatralizzati con lo scopo di suscitare forti emozioni. Con l’obbiettivo di accompagnare il visitatore in un viaggio della memoria, le esposizioni, i documenti e le testimonianze, alla luce della commozione e dell’impatto emotivo, possono assumere suggestioni di verità.

Un improbabile allestimento presenta una trave in ferro, qui il cartello esplicativo. Una delle installazioni criticate sia dalle associazioni delle vittime sia dai musulmanti d’america.

Alla luce della mia esperienza posso oggi affermare che: Se i memoriali vengono artisticamente teatralizzati con la sincerità di chi vuole raccontare avvenimenti tragici al fine di condurre il visitatore ad una riflessione, il museo può assumere connotati umanistici anche notevoli. Se gli spazi mettono in scena la sofferenza con l’unico obbiettivo di raccontare le brutture di un avvenimento, assume invece connotazioni oscene, senza contenuto. Infine, quando un memoriale viene utilizzato per fare storia, in termini di verità, assume connotati volgari.

Ad esempio, quando visitai il museo della mente di Roma, allestito nel più grande ex manicomio provinciale del Lazio, gli spazi, predisposti con installazioni e opere artistiche, quindi in un contesto di sofferenza, li trovai molto interessanti, storici, emozionanti. Mentre, negli spazi del memoriale di Ground Zero le installazioni non hanno sucitato in me alcuna emozione. Non c’è sofferenza. Allestimenti di dubbia provenienza e con la supponenza di raccontare il vero, il museo ha fatto indignare le comunità musulmane d’America e la comunità delle vittime delle due torri e degli aerei.

Per tanto ritengo sia bene sapere che i musei memoriali possono essere educativi ma possono essere anche diseducativi.

Sì viaggiare

Maggio 29, 2020

Viaggiare non è una gara a chi visita più paesi, fare la conta dei luoghi in cui si è stati, vedere più attrazioni possibili. Non è spostarsi da un luogo ad un altro, non dipende dai chilometri percorsi, né tantomeno dal numero di persone che seguono le nostre avventure sui social. Viaggiare è un modo di vivere e di raccontare.

Il viaggio è fatto anzitutto di curiosità e coraggio, di guardarsi dentro, di osservare il mondo nel qui ed ora. Qual è la differenza tra una persona che ha visitato 35 paesi del mondo e non ha niente da raccontare, e chi stando fermo alla fermata del pullman in attesa e offre ogni giorno una storia diversa? Solo ed unicamente lo sguardo curioso, ma non verso il mondo, ma verso sé stesso, perché il mondo dipende dallo sguardo. Un fiume può apparire banale ad una persona o suscitare grande emozione ad un’altra, il fiume è sempre lo stesso, cosa suscita dipende dall’osservatore. Quando una persona entra in empatia con il mondo che lo circonda nel qui ed ora coglie la sua bellezza in ogni dove, perché non è il viaggio che fa il viaggiatore ma è il viaggiatore che fa il viaggio.

Una domanda da non fare mai a un viaggiatore curioso è quale meta ha preferito tra tutte, o quale la cosa più bella che ha visto, o l’esperienza più significativa. Il viaggiatore non potrà mai stilare una classifica perché ha colto la bellezza in ogni suo passo. La preoccupazione di non poter viaggiare in un luogo lontano, come ad esempio in questo periodo di restrizioni, smaschera il viaggiatore per evasione, perché il viaggiatore curioso è in grado di trovare bellezza ed emozione anche semplicemente andando al parco del proprio paese per l’ennesima volta.

Il viaggio è nella testa, dice un noto detto, io personalmente direi che più che altro il viaggio è nel cuore, perché il viaggio è un fatto di empatia.