Libri e Tatuaggi

Ottobre 21, 2020
io e Irene (sembra il titolo di un film)

Quando ho deciso di condividere questo mio percorso – che si è rivelato una ricerca di senso – gli strumenti che ho utilizzato sono stati libri, fotografie, video, sempre nella consapevolezza che queste forme comunicative fossero solo strumenti, non l’obiettivo finale. Non a caso è un progetto indipendente in ogni suo aspetto. Viaggi Bianchi è per me anzitutto condivisione, quella condivisione alla quale mi educo ogni volta che incontro una persona, ogni volta che visito una comunità o un luogo. In questo percorso è capitato di incontrare delle persone speciali, termine ordinario ma vero. 

Una di queste persone è Irene, una narratrice ambulante. La sua esistenza può riassumersi nell’essere ordinariamente straordinaria. Irene è una donna che contribuisce – forse senza sapere di farlo – al reale cambiamento della comunità. Quando ha deciso di tatuarsi il fior di loto, per il suo significato, ha scelto il disegno del fior di loto stilizzato che ho utilizzo come simbolino del progetto Viaggi Bianchi. Riporto le sue parole, parole che mostrano un’umanità vera e profonda: 

io e Irene, che presentiamo Viaggi Bianchi a Verona (città di Irene)

 

 

Amo i libri e amo i tatuaggi.

Penso che, in fondo, anche loro raccontano una storia: la mia.

Ogni tatuaggio che indosso sulla pelle contraddistingue un incontro, e tutta la mia esistenza è segnata da incontri speciali.

Questo tatuaggio racchiude, in particolare, un significato che ho scoperto leggendo un libro, il quale poi si è fatto anche persona.
Potete capire, quindi, quanto la mia essenza stessa sia fatta di libri, storie, incontri, persone e narrazioni di viaggi, verso nuove scoperte e nuove conoscenze.
“Viaggi Bianchi” racchiude la bella metafora del fiore di loto che affonda le radici nel fango per fiorire candido e che per questo è simbolo di forza e di purezza.

È simbolo anche dei contrasti tipici della vita, una vita da proteggere con cura. È l’unico fiore che dona, allo stesso tempo e dallo stesso stelo, sia il fiore che il frutto.
Grazie a questo libro ho incontrato tante nuove storie e tante persone, ma soprattutto ho avuto modo di conoscere nuovi luoghi e incontrare un nuovo sguardo.


L’amicizia che adesso mi lega a Jean Paul è impressa non solo nel mio cuore, ma anche sulla mia pelle, per sempre.

Irene – narratrice ambulante, amante dei libri e dei tatuaggi

PUNTI DI VISTA

Ottobre 8, 2020

Quando osserviamo il mondo, inevitabilmente la codifica di esso è bastata sui nostri codici personali, che siano essi emotivi, culturali, sociali o religiosi. Spesso dimentichiamo che il mondo così come noi lo percepiamo, come lo conosciamo, è il nostro personale mondo, non quello di tutti. La famiglia, l’educazione, la medicina, la politica, lo sport e tutta la vita in ogni sua manifestazione, è tale solo per noi, non necessariamente ha lo stesso significato per tutte le altre persone che vivono il pianeta, senza considerare le altre tre specie. In definitiva, quello che decodifichiamo, è solo una delle tante possibili manifestazioni della vita, niente di quello che conosciamo è rappresentativo della verità, tantomeno dell’assoluto.

Ricordo come lo Shamano della foresta amazzonica equadoregna mi fece notare come il mio ragionamento in merito alla visione della medicina, partisse da un presupposto che in quel contesto non c’è. Il mio tentativo di ragionare sulle informazioni che mi stava dando, muoveva da un ragionamento binario. Ovvero, volevo capire le sue spiegazioni in base ai miei codici, quelli che da occidentale conosco, quelli della scienza medica, quella conoscenza che ha come presupposto lo studio di Cartesio in cui, per intenderci, il corpo umano è ridotto ad organismo, fatto che ha concesso, da quel momento in poi, allo scienziato una possibilità di calcolo, quindi una misurazione, appunto una scienza. Ma se la medicina conosciuta e applicata in un altro luogo non si basa sulla riduzione del corpo ad organismo? Se la medicina non è scienza, non considera Cartesio, né la misurazione tangibile, quindi di un sintomo? Se la medicina lavora sulla causa, come al tempo di Ippocrate?

Gli esempi potrebbero essere davvero tanti, come il considerare la famiglia unicamente come mamma papà e figli, oppure la politica come unico metodo possibile per organizzare la società, o ancora considerare la città organizzata in abitazioni private e luoghi pubblici, l’educazione in un contesto scolastico e con un insegnante. Sono tutte manifestazioni di un mondo che consociamo, ma a volte, spesso, dimentichiamo che esso è solo una delle possibilità, nulla di più.  

CONOSCI TE STESSO

Settembre 19, 2020

Conosci te stesso, era il monito di Socrate.
In un contesto “tragico”, quale il mondo greco antico, l’imperativo di ogni cittadino era quello di realizzare la propria missione. Tuttavia, la condizione socioculturale favoriva la riflessione, il ragionamento, l’introspezione. Oggi, il tessuto socioculturale non favorisce il lavoro su sé stessi, occorre una forte determinazione, sempre più difficile da trovare.

La fortuna di vivere una realtà molto sviluppata ma, allo stesso tempo, la sfortuna di vivere un contesto poco progredito, rappresenta lo specchio di questo tempo in cui l’uomo occidentale mette in scena il paradosso dei paradossi. Inoltre, dall’incontro con le comunità sottosviluppate, ma che allo stesso tempo sono molto progredite, emerge il paradosso opposto rispetto allo scenario culturale europeo. Ne vien fuori una situazione globale in cui è sempre più difficile trovare quell’equilibrio tra sviluppo e progresso che dovrebbe far riconsiderare le priorità della specie, ma che in realtà non fa altro che dilatare il tempo riportando la questione al nulla. Il tempo dell’osceno, del nichilismo, già quando Nietzsche lo introdusse per la prima volta, era in atto da molto tempo.

Nel capitolo “Senza niente, senza rabbia” del libro Viaggi Bianchi, racconto di quando ho visto applicato il modello educativo naturale; inconsapevolmente stavo osservando il modello educativo teorizzato da Rousseau nell’Emilio. Tuttavia, questo modello è applicabile solo in un contesto naturale, quindi non in Europa. In particolare, lo scenario che mi si presentò fu da subito molto chiaro, riprendendo il pensiero di Pasolini, il luogo si presentava sottosviluppato, quanto all’evoluzione delle cose, ma allo stesso tempo molto progredito, quanto all’evoluzione delle persone.

Vedere i bambini giocare nel fango senza vestiti tra le baracche arrangiate, che allo stesso tempo non conoscevano sentimenti di competizione e di possesso, ha messo in discussione il pensiero tecnico che inevitabilmente mi abita. Il considerare lo sviluppo come unica forma di progresso, mescolando malamente le carte riguardo il significato delle parole, viene smentito dalla visita delle comunità primarie di tutto il mondo, a prescindere dalla latitudine. Il dato chiaro è che sviluppo e progresso molto difficilmente viaggiano sullo stesso piano, e lo sbilanciamento naturale che viviamo come specie, o in un senso o nell’altro, è sempre fallimentare.

PASSEGGIATE SILENZIOSE

Agosto 28, 2020

Ricordo come fosse stata ieri la visita al cimitero innevato di Fairbancks, piccola cittadina del centro Alaska, con le sue lapidi rese illegibili dalla neve gelata e in cui non mi è stato possibile addentrarmi, come di mia consuetudine, alla ricerca delle storie meno raccontante. Il cimitero era delineato da una rete metallica che consentiva di osservare agevolmente questo campo santo cattolico in cui l’unica cosa sontuosa era il portale che segnava l’ingresso. 

Quella mattina non c’era alcuna persona in giro per il paese, nessuna macchina transitava sulla strada ghiacciata, un silenzio mai udito prima in una zona abitata sucitò in me una forte emozione. Mentre passeggiavo il perimetro del cimitero osservando il suo interno, l’unica cosa che potevo sentire quando ero in movimento, era lo scricchilio/scalpiccio dei miei passi sulla neve ghiacciata. Mi tornò in mente il chiasso, i colori, le persone, la musica, della sera precedente quando ero in un contry pub poco distante. 

uno scorcio del country pub prima che si affollasse

Questo contrapasso, silenzio/chiasso, è stato per me fonte di riflessione, un pò come a ricordarmi che ogni tanto è bene anche fermarsi per contemplare il momento, la vita stessa, che troppo spesso ignoriamo, ricoprendo la sua voce con suoni, cibo, parole. Correndo da una parte all’altra come in una corsa ad accumulare beni, raggiungere obbiettivi, risolvere problemi, troppo spesso utilizzati per fuggire dalle nostre paure, per non vivere, perchè si sà , vivere comporta anche fatica, rischio, e spesso il modo per evitare tutto ciò è fare chiasso.

TRE ASPETTI

Giugno 19, 2020

Un aspetto che ha stimolato ulteriormente la mia curiosità verso i luoghi della memoria, è stato la loro dimensione. Non avendo che riferimenti fotografici, le dimensioni dei luoghi poi visitati mi hanno reso una prospettiva differente rispetto alla portata degli eventi stessi. Ad esempio, solo quando ho visto con i miei occhi il campo di concentramento nazista di Birkenau, che si estende a perdita d’occhio, ho capito che la tradizionale fotografia che avevo visto fino a quel momento sui libri di storia, del noto ingresso in mattoni rossi, delle baracche, dei binari, o dei forni crematori, non mi aveva reso le dimensioni reali del campo, e di riflesso le dimensioni della shoah stessa. È accaduta la stessa cosa per le infinità di memoriali ruandesi, piu di 100 sparsi per la nazione, che mi hanno restituito la reale portata del genocidio. Anche la visita alla zona di esclusione di Chernobyl, dove pensavo di visitare una città, quando invece i luoghi abbandonati erano ben 188 tra città, distretti e paesi rurali, ha cambiato la mia prospettiva.

L’ingresso di Birkenau visto dal fondo dei binari, il campo prosegue anche dietro

Un altro aspetto visivo che ha suscitato la mia curiosità, è stato osservare come siano stati utilizzati gli spazi dei musei nei memoriali. A seconda della cultura e della religione, l’allestimento del museo del campo di concentramento di Aushwitz, il museo della bomba atomica di Hiroshima, o il museo di Ground Zero, rispecchiano esattamente la cultura del luogo e il sentire dell’evento. Visitare memoriali di nazioni diverse mette in risalto aspetti culturali che hanno arricchito il mio punto di vista sulla modalità di fare memoria, in questo caso attraverso l’allestimento di musei. 

In Rwanda ci sono molti memoriali gratuiti e con guida

Un terzo aspetto che vorrei condividere con voi è una riflessione di carattere etico. Una cosa che non ho mai compreso al di fuori delle regole di mercato, quindi commerciali, è il prezzo per visitare un luogo della memoria. Un memoriale non è un museo qualunque, tecnicamente è un cimitero, i musei raccontano di avvenimenti eccezionali che riguardano comunità che vanno oltre la nazione che ne allestisce uno. In alcuni memoriali ho trovato un vero e proprio commercio che parte dalla città in cui in ogni angolo vengono offerti tour turistici con tanto di gadget, altre volte per la visita dei musei ho pagato dei prezzi assolutamente spropositati, altre ancora pacchetti completi di pranzo e servizi aggiuntivi. L’incongruenza che vede il tabù di parlare di alcuni genocidi da un lato, ma il commercio sfrenato dall’altro, mi ha posto seri dubbi sulla serietà e le buone intenzioni.

Accade anche a Chernobyl che alcune cose vengano manipolate per favorire le fotografie